Differenza tra due orari
Due orari dentro, la distanza tra loro fuori, in tutte le forme che potrebbero servirti.
Come si calcola la differenza fra due orari?
Si convertono i due orari in minuti dalla mezzanotte, si sottrae e si riconverte. Dalle 09:15 alle 17:40 sono 555 e 1.060 minuti, quindi 505 minuti, cioè 8 ore e 25 minuti oppure 8,42 ore decimali. Se la fine precede l'inizio, l'intervallo passa la mezzanotte e si aggiunge un giorno.
Come funziona
La distanza è la fine meno l’inizio, in minuti, e viene poi mostrata in tre modi: ore e minuti, minuti totali e ore decimali.
Quando la fine è precedente all’inizio, la distanza viene presa come se attraversasse la mezzanotte. Dalle 23:30 alle 00:15 sono quarantacinque minuti, non meno ventitré ore.
Qui non c’è un campo pausa e non c’è l’idea di lavoro. Questa è la distanza netta tra due punti dell’orologio, che è una domanda diversa da quanto qualcuno abbia lavorato.
Che cos’è la differenza tra due orari
La differenza tra due orari è la distanza che li separa, misurata in avanti dal primo al secondo. È una quantità, non un’ora del giorno: 8:30 come durata vuol dire otto ore e trenta minuti, mentre 8:30 sull’orologio vuol dire le otto e mezza del mattino. Scritti sono identici, e quasi tutti gli errori di questo calcolo nascono dallo scambiare l’uno per l’altro.
Misurarla è una sottrazione, ma non delle cifre così come stanno scritte. L’ora corre in base sessanta dentro una base ventiquattro, quindi 17:40 meno 09:15 non si fa in colonna come 1740 meno 915. Il metodo che funziona sempre è convertire i due orari in minuti dalla mezzanotte, 555 e 1.060, sottrarre ottenendo 505 e riconvertire: 8 ore e 25 minuti, cioè 8,42 ore decimali.
La durata è anche ciò che distingue questo calcolo da una differenza di fuso orario e da un conto fra date. Lo scarto tra le 09:00 di Londra e le 09:00 di Roma è uno scostamento, non una durata; lo scarto tra due date si conta in giorni. Una durata in questo senso vive dentro un solo giro di orologio, ed è per questo che gira alla mezzanotte invece di diventare negativa.
durata = fine in minuti dalla mezzanotte − inizio in minuti dalla mezzanotteDalle 09:15 alle 17:40: 1.060 − 555 = 505 minuti, cioè 8h 25m, ovvero 8,42 ore decimali.Tre risposte, perché la domanda ha tre usi
Una durata serve in un’unità diversa a seconda di cosa le succede dopo, e convertire tra queste a mano è il punto in cui entrano gli errori.
- Ore e minuti 8:30. La forma da leggere, da scrivere su un modulo e da confrontare con l’orologio.
- Minuti totali 510. La forma da sommare, perché i minuti si sommano correttamente e gli orari no: 2:45 più 2:45 non fa 4:90.
- Ore decimali 8,5. La forma da moltiplicare per una tariffa, un prezzo o una capacità. È quella che risulta sbagliata se scrivi 8,30 per otto ore e trenta.
Perché una distanza che passa la mezzanotte non è negativa
L’orologio è un cerchio, quindi «più tardi» non coincide con «numero più grande». Dalle 23:30 alle 00:15 si va avanti di quarantacinque minuti anche se 00:15 è numericamente più piccolo. Sottrarre in modo ingenuo dà meno ventitré ore e quindici, che è la risposta a un’altra domanda.
Questo calcolo prende la direzione in avanti, che è quello che si intende quando si danno due orari in ordine. È la lettura giusta per un turno di notte, per un volo che atterra il giorno dopo, per un processo che gira di notte, per una cottura che inizia la sera. Se vuoi davvero la distanza all’indietro, scambia i due orari.
A che cosa serve, e a cosa no
- Serve per quanto è durata una riunione, quanto ha impiegato un processo, quanto distano due timestamp, la durata di un volo, da quanto una cosa è in forno.
- Non è un calcolo di ore di lavoro non c’è una pausa da togliere. Se la distanza comprende un pranzo non retribuito, usa il calcolo ore giornaliere, che scala la pausa.
- Non è un calcolo di date entrambi gli orari vengono letti come dello stesso giorno, o di giorni consecutivi quando la distanza gira. Per una durata misurata in giorni, usa il calcolo giorni lavorativi.
- Non conosce i fusi orari due orari di fusi diversi non sono confrontabili così come sono scritti. Portali prima in un unico fuso, poi misura.
Sommare durate senza sbagliare
L’errore classico è sommare direttamente gli orari. Due durate di 2:45 non fanno 4:90, fanno 5:30, perché sessanta minuti riportano un’ora. Un foglio di calcolo lo fa bene solo se le celle sono formattate come durate e non come ore del giorno: è il motivo per cui il totale di una colonna di cartellino esce quasi sempre sbagliato al primo tentativo.
Il metodo affidabile è convertire in minuti, sommare e riconvertire, cioè esattamente quello che questo strumento ti mostra: prendi il numero di minuti totali di ogni durata, sommali e dividi per 60 solo alla fine. Convertire ogni durata in ore decimali e arrotondare strada facendo è l’altra causa frequente di un totale più corto di qualche minuto.
Domande frequenti
Quante ore ci sono tra due orari?
Sottrai l’inizio dalla fine in minuti, poi dividi per 60. Dalle 09:15 alle 17:45 sono 510 minuti, cioè 8 ore e 30 minuti, ovvero 8,5 ore decimali.
E se l’orario finale è precedente a quello iniziale?
La distanza viene letta come se attraversasse la mezzanotte: dalle 23:30 alle 00:15 sono quarantacinque minuti. Scambia i due orari se volevi la distanza nell’altro verso.
Perché le durate si sommano male nel foglio di calcolo?
Perché le celle sono formattate come ore del giorno invece che come durate, quindi il totale gira alle 24 ore. Converti ogni durata in minuti, somma quelli e dividi per 60.
Toglie la pausa pranzo?
No. Questa è la distanza netta tra due orari. Per le ore di lavoro con la pausa non retribuita scalata, usa il calcolo ore giornaliere.
Gestisce i fusi orari?
No. Due orari scritti in fusi diversi non sono confrontabili così come stanno. Portali prima in un unico fuso, poi misura la distanza.