Calcolo ritenuta d'acconto
Metti il compenso e vedi la fattura: quanto deve il committente, quanto si prende la ritenuta e quanto ti arriva.
La rivalsa INPS fa parte del compenso, quindi il 20% si calcola su compenso più 4%. Su 1.000 € sono 8 € di ritenuta in più rispetto a una cassa.
Che cos'è la ritenuta d'acconto?
La ritenuta d'acconto è un anticipo sulla tua imposta sul reddito che il committente trattiene dalla fattura e versa all'erario a tuo nome: il 20% del compenso imponibile, per l'art. 25 del DPR 600/1973. Non è una tassa in più: la scomputi dalle tue imposte nella dichiarazione dell'anno dopo.
Come funziona
La ritenuta è un 20% secco, articolo 25 del DPR 600/1973. Il committente non se lo tiene: lo versa all'erario a tuo nome, e tu lo scomputi dalle tue imposte l'anno dopo.
Su cosa si calcola il 20% dipende dalla tua previdenza. La rivalsa INPS della gestione separata fa parte del compenso, quindi la ritenuta la colpisce. Il contributo integrativo di una cassa professionale è fuori dal reddito per l'articolo 50 del TUIR, quindi no.
L'IVA questa distinzione non la fa: si applica a compenso più contributo in entrambi i casi. La marca da 2 € riguarda solo la fattura senza IVA che supera i 77,47 €.
Che cos'è la ritenuta d'acconto e perché il cliente ti trattiene una parte
La ritenuta d'acconto è un acconto sulla tua imposta sul reddito, incassato da chi ti paga. L'articolo 25 del DPR 600/1973 rende certi committenti, in sostanza qualsiasi impresa o professionista, responsabili di trattenere il 20% di quello che devono a un lavoratore autonomo e di versarlo all'erario entro il 16 del mese successivo.
Quei soldi non sono persi e non sono una tassa in più. Sono la tua IRPEF, pagata in anticipo, da qualcun altro, a tuo nome. L'anno dopo il committente ti manda la Certificazione Unica con l'elenco di quanto ha trattenuto, tu porti il totale in dichiarazione e viene scomputato da quello che devi. Se devi meno di quanto ti è stato trattenuto, la differenza torna indietro.
La conseguenza pratica è di cassa, ed è quella che frega ogni partita IVA appena aperta: una fattura da 1.000 € ne paga 800. Gli altri 200 tornano, ma tornano fra un anno, e il lavoro l'hai fatto questo mese.
La regola sulla cassa, che è il motivo per cui questo strumento esiste
Due professionisti possono mandare la stessa fattura da 1.000 € con lo stesso 4% di contributo e vedersi trattenere cifre diverse. È il dettaglio che quasi tutti i calcolatori sbagliano, e vale otto euro ogni mille.
- Gestione separata INPS il 4% è una rivalsa: giuridicamente fa parte del compenso, quindi è reddito, quindi ci si applica la ritenuta. L'imponibile è 1.040 € e la ritenuta 208 €.
- Una cassa professionale Cassa Forense, Inarcassa, ENPACL e le altre applicano un contributo integrativo. L'articolo 50, comma 1, del DPR 917/1986 lo mette fuori dal reddito: l'imponibile resta 1.000 € e la ritenuta 200 €.
- Nessuna previdenza una prestazione occasionale, o un professionista che non addebita nulla. L'imponibile è il compenso nudo.
- L'IVA in entrambi i casi il contributo previdenziale sta nella base IVA comunque. È solo la ritenuta a trattarli in modo diverso.
Quando la ritenuta non si applica per niente
Diverse situazioni comunissime producono una fattura senza ritenuta, e mandarne una con il 20% già scalato in quei casi significa incassare meno di quanto ti spetta.
- Regime forfettario il forfettario è fuori dal meccanismo della ritenuta. La fattura porta la dicitura dell'articolo 1, comma 67, della legge 190/2014 e il committente paga tutto.
- Un cliente privato un privato non è sostituto d'imposta e non trattiene niente. L'obbligo riguarda imprese e professionisti, non la persona che ti ha chiamato a rifarle la cucina.
- Un committente estero una società straniera non ha obblighi di sostituzione italiani. Il reddito lo dichiari e lo tassi tu.
- Una cessione di beni la ritenuta colpisce il reddito di lavoro autonomo e le provvigioni, non la vendita di una cosa.
La marca da bollo, e l'ordine delle righe
La marca da 2 € è dovuta sulla fattura oltre 77,47 € che non porta IVA, per l'articolo 13 della tariffa allegata al DPR 642/1972. La logica è una sostituzione: lo Stato prende il bollo dove non ha preso l'IVA, e mai tutti e due sullo stesso documento. Una fattura da forfettario quasi sempre ne ha bisogno; una fattura al 22% mai.
I 2 € puoi addebitarli al committente o tenerli a carico tuo. Se li addebiti diventano parte di quello che ti deve e, a rigore, sono anch'essi reddito: per questo lo strumento li somma al totale fattura solo quando dici che li stai addebitando.
L'ordine delle righe conta perché ognuna si calcola su una base diversa. Compenso, poi il contributo previdenziale sul compenso, poi l'IVA sui due insieme, poi il bollo se l'IVA non c'è, e la ritenuta sottratta alla fine dal totale, non dal compenso.
Quello che il numero nasconde
Il 20% è un acconto, non la tua aliquota. La tua aliquota vera è quella che l'IRPEF produce sull'anno intero, dopo costi e detrazioni, e per la maggior parte dei professionisti negli scaglioni bassi la ritenuta incassa più del dovuto e genera un credito. Per chi sta nel 43% incassa molto meno, e il saldo arriva a giugno con sopra l'acconto dell'anno dopo: è così che un anno andato bene si trasforma in un'estate spiacevole.
Questo strumento mostra una fattura sola. Non conosce gli altri tuoi redditi, i costi deducibili, i contributi minimi della tua cassa né gli acconti che hai già versato. Non ti dirà quanto accantonare, e chi ti dà una percentuale unica da accantonare sta tirando a indovinare sul tuo reddito.
Non verifica nemmeno se la ritenuta si applica a te: dipende dal tuo regime fiscale e dalla qualifica del committente, e l'interruttore in questa pagina lo imposti tu perché non è una cosa che l'aritmetica possa dedurre.
Domande frequenti
Quanto è la ritenuta d'acconto?
Il 20% del compenso imponibile, articolo 25 del DPR 600/1973. Il committente lo versa all'erario a tuo nome e tu lo scomputi dalle tue imposte l'anno successivo.
La rivalsa INPS del 4% è soggetta a ritenuta?
Sì, perché fa parte del compenso. Il contributo integrativo di una cassa professionale invece no, perché l'articolo 50 del TUIR lo mette fuori dal reddito. L'IVA si applica a entrambi.
Il forfettario applica la ritenuta?
No. Il forfettario è fuori dal meccanismo: la fattura porta la dicitura dell'articolo 1, comma 67, della legge 190/2014 e il committente paga l'intero importo.
Quando serve la marca da bollo da 2 euro?
Sulla fattura oltre 77,47 € che non porta IVA. Dove c'è l'IVA il bollo non serve: lo Stato prende l'uno o l'altra, mai tutti e due.
La ritenuta trattenuta torna indietro?
Viene scomputata dall'IRPEF nella dichiarazione dell'anno successivo. Se l'imposta dovuta risulta inferiore a quanto trattenuto, la differenza è a credito.
Il privato deve applicare la ritenuta?
No. Un privato non è sostituto d'imposta: ti paga l'importo pieno e il reddito lo dichiari tu.