toooly-box

Calcolo tredicesima

Metti lo stipendio, i mesi maturati e la RAL, e vedi la tredicesima netta invece di quella lorda che tutti conoscono già.

elaborazione locale
Calcolo tredicesimaI mesi si contano dal 1° gennaio. Un mese vale intero se ne hai lavorati almeno 15 giorni.
€ 1.398,47Netto in busta
Lordo€ 2.000,00
Contributi INPS€ 183,80
IRPEF€ 417,73
Trattenuto30,1%

La RAL serve a sapere a quale aliquota arrivi: la mensilità in più si somma al resto dell’anno, quindi è tassata allo scaglione che hai già raggiunto, non al 23% del primo.

Che cos’è la tredicesima?

La tredicesima è una mensilità aggiuntiva che matura un dodicesimo al mese e si paga insieme allo stipendio di dicembre. Chi lavora tutto l’anno riceve l’equivalente di una mensilità lorda; chi lavora meno riceve i ratei dei mesi maturati. È obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti.

Come funziona

Ogni mese lavorato matura un dodicesimo della retribuzione mensile lorda. Dodici mesi fanno una mensilità intera, nove ne fanno tre quarti. Un mese vale intero se ne hai lavorati almeno quindici giorni, e non vale niente sotto quella soglia: è una convenzione dei contratti collettivi, non una legge, ma la trovi in quasi tutti.

Sul lordo si pagano i contributi INPS, in genere il 9,19%, e sulla differenza si paga l’IRPEF. Qui sta la parte che gli altri calcolatori sbagliano: la tredicesima si somma al reddito del resto dell’anno, quindi è tassata all’aliquota che quel reddito ha già raggiunto. Per questo lo strumento chiede la RAL.

Le detrazioni per lavoro dipendente invece non si applicano: spettano sulla retribuzione ordinaria e sono già state usate nei dodici mesi. È il motivo per cui la tredicesima netta è sempre una quota più bassa del lordo rispetto a uno stipendio normale.

Che cos’è la tredicesima e perché non è un premio

La tredicesima è una mensilità aggiuntiva che spetta a tutti i lavoratori dipendenti, privati e pubblici, a tempo pieno e part time, a tempo determinato e indeterminato. Nasce come gratifica natalizia per gli impiegati dell’industria nel 1937 e diventa un diritto generale con il contratto collettivo del 1946, esteso poi a tutte le categorie.

Non è un premio e non è discrezionale: il datore di lavoro non decide se darla. È retribuzione a tutti gli effetti, differita di dodici mesi, e matura mese per mese anche quando nessuno la nomina in busta paga fino a dicembre.

Vale la pena dirlo perché è la fonte dell’equivoco più comune: la tredicesima non è denaro in più che arriva a fine anno, è una parte dello stipendio annuo che viene pagata in una volta sola. Chi guadagna 2.000 euro al mese per tredici mensilità ha una retribuzione annua di 26.000 euro, non di 24.000 con un regalo sopra.

Come si calcola la tredicesima

Il calcolo del lordo è una proporzione: un dodicesimo della mensilità per ogni mese maturato. Il periodo di maturazione è l’anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre.

La regola che decide i casi dubbi è quella dei quindici giorni: un mese in cui hai lavorato almeno quindici giorni conta intero, un mese sotto quella soglia non conta affatto. Non esistono mezzi ratei. Chi viene assunto il 10 marzo matura dieci dodicesimi, chi viene assunto il 20 marzo ne matura nove.

Il netto è un’altra cosa. Dal lordo si tolgono i contributi previdenziali, poi l’IRPEF sulla parte che resta. La differenza tra un calcolatore corretto e uno sbagliato è tutta nell’aliquota applicata, e la sezione successiva spiega perché.

tredicesima lorda = stipendio mensile lordo × mesi maturati ÷ 122.000 € × 9 ÷ 12 = 1.500 € lordi

Perché la tredicesima è più bassa dello stipendio

È la domanda che arriva ogni dicembre, e la risposta non è un errore in busta paga. La tredicesima viene tassata all’aliquota marginale: si somma a tutto quello che hai già guadagnato nell’anno, quindi paga l’imposta dello scaglione che il tuo reddito ha raggiunto, non quella del primo scaglione.

Con una RAL di 26.000 euro resti nel primo scaglione al 23%. Con 40.000 euro la tredicesima entra nel secondo, al 33%. Lo stesso lordo produce due netti diversi, e nessuno dei due si ottiene applicando il 23% e basta: è esattamente quello che fanno i calcolatori che non chiedono la RAL.

A questo si aggiunge la seconda ragione, che pesa quanto la prima: sulla tredicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente. Quelle spettano sulla retribuzione ordinaria e vengono distribuite sui dodici mesi, quindi sulla mensilità aggiuntiva non ne resta niente da scontare. Il risultato è che la percentuale trattenuta sulla tredicesima è sempre più alta di quella trattenuta sullo stipendio di novembre.

In busta paga l’importo può non coincidere al centesimo con quello calcolato qui: il datore trattiene mese per mese e la differenza si chiude con il conguaglio di fine anno. La cifra mostrata è quella corretta sull’anno.

Differenza tra tredicesima e quattordicesima

Sono la stessa aritmetica con due differenze che contano. La prima è il periodo: la tredicesima matura sull’anno solare e si paga a dicembre, la quattordicesima matura dal 1° luglio al 30 giugno e si paga d’estate, in genere a giugno o luglio secondo il contratto.

La seconda è più importante: la tredicesima spetta a tutti, la quattordicesima solo se il contratto collettivo la prevede. È prevista per esempio nel commercio, nel turismo e in diversi contratti dell’industria; non lo è nel credito e in buona parte del pubblico impiego. Prima di calcolarla conviene cercarla nel proprio CCNL.

Il TFR è invece un’altra cosa ancora e non va confuso con nessuna delle due: matura come quota annua divisa per 13,5, resta accantonato e si incassa alla fine del rapporto di lavoro.

Part time, assunzione a metà anno, maternità e malattia

Il part time riduce la tredicesima nella stessa proporzione dell’orario, non di più: con un part time al 50% la tredicesima è metà di quella di un tempo pieno pari grado. Non c’è nessuna penalizzazione aggiuntiva, e un contratto che la calcolasse diversamente sarebbe da contestare.

Per chi entra o esce durante l’anno vale la regola dei quindici giorni descritta sopra, e vale in entrambe le direzioni: chi si dimette in corso d’anno riceve i ratei maturati nell’ultima busta paga, insieme alle altre competenze di fine rapporto.

Sulle assenze la regola generale è che i periodi retribuiti maturano la tredicesima e quelli non retribuiti no, ma le eccezioni sono molte e sono il motivo per cui questo strumento non le calcola.

  • Maternità obbligatoria matura la tredicesima per legge, art. 22 del decreto legislativo 151/2001. Il congedo parentale facoltativo invece in genere non la matura, salvo contratti più favorevoli.
  • Malattia e infortunio nei periodi di comporto la maturazione prosegue, ma la quota a carico INPS e quella a carico del datore seguono regole che cambiano da contratto a contratto.
  • Aspettativa non retribuita, sciopero, assenze ingiustificate non maturano ratei. Nello strumento si tolgono abbassando i mesi maturati.
  • Cassa integrazione la tredicesima matura in proporzione alle ore lavorate, e la parte relativa alle ore di cassa la paga l’INPS.

Chi ha diritto alla tredicesima

Tutti i lavoratori subordinati, senza eccezioni legate alla durata del contratto o all’orario. Anche un contratto di tre mesi matura tre dodicesimi, e anche un apprendista la riceve, con l’aliquota contributiva ridotta che gli spetta.

Restano fuori i rapporti che non sono di lavoro subordinato: i titolari di partita IVA non hanno tredicesima perché non hanno un datore di lavoro, e lo stesso vale per i collaboratori a progetto e per gli amministratori, salvo quanto il contratto o lo statuto prevedano espressamente.

  • Pensionati ricevono una tredicesima sulla pensione, pagata a dicembre dall’INPS. Si calcola sul trattamento pensionistico e non su una retribuzione, quindi questo strumento non la copre.
  • Colf e badanti ne hanno diritto, con regole di maturazione proprie del contratto collettivo domestico.
  • Lavoratori stagionali e a chiamata maturano i ratei dei mesi effettivamente lavorati, con la stessa soglia dei quindici giorni.

Domande frequenti

Quando viene pagata la tredicesima?

Con lo stipendio di dicembre, in genere prima di Natale: molti contratti collettivi fissano il pagamento entro la vigilia. Nel pubblico impiego arriva di solito a metà mese. Non è una data di legge uguale per tutti, è il contratto collettivo a stabilirla.

La tredicesima è tassata?

Sì, come qualsiasi retribuzione: contributi INPS e poi IRPEF. La differenza è che si somma al reddito dell’anno, quindi sconta l’aliquota dello scaglione già raggiunto, e che su di essa non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente. Per questo il netto è proporzionalmente più basso di quello di uno stipendio normale.

Come si calcola il rateo di tredicesima?

Un dodicesimo della mensilità lorda per ogni mese maturato, contando intero ogni mese in cui hai lavorato almeno quindici giorni. Su 2.000 euro al mese, nove mesi valgono 1.500 euro lordi.

La tredicesima spetta anche con il part time?

Sì, ridotta nella stessa proporzione dell’orario. Con un part time al 60% la tredicesima è il 60% di quella di un tempo pieno di pari livello, senza altre riduzioni.

Che cosa non calcola questo strumento?

Le addizionali regionali e comunali, che si pagano sul reddito dell’anno al conguaglio e non su questa mensilità, e il trattamento integrativo. Per quelli c’è il calcolo dello stipendio netto. Non copre inoltre la tredicesima dei pensionati, che si calcola sulla pensione.